L’acqua del rubinetto in acquario: e se smettessimo di averne paura?
F. MattierCondividere
Si può usare l’acqua del rubinetto in acquario? Cloro, nitrati, inquinanti, durezza, ferro, piante… Esperienza sincera e sfumata per fare pace con l’acqua di tutti i giorni.
Senza dogmi, senza chimica eccessiva, e con un po’ di buon senso.
Nessun acquario senza acqua.
Sì, ma quale?

Mi rivedo, da giovane, sulla mia bici, incapace di mantenere l’equilibrio a causa della borraccia di acqua osmotizzata appesa al portapacchi!
Quell’acqua osmotizzata… quel Graal di cui parlavano tutti i manuali. La condizione assoluta per ottenere quell’acqua dolce e acida che preferivano i pesci amazzonici che mi facevano sognare con i loro colori.
Poi, diventato killiphile, eccomi a sperperare la mia paghetta in bottiglie di Volvic, reputata essere l’acqua in bottiglia meno mineralizzata.

Perché vivevo in una grande regione di pianure con sottosuolo calcareo.
L’acqua del rubinetto era dura, e per noi acquariofili, una maledizione che portavamo come una croce.
Insomma, avevamo un’acqua calcarea al rubinetto (come quasi tutto il paese) e l’acquariofilia, invece, sembrava richiedere un’acqua dolce e acida!
Il cloro: un problema reale… ma spesso sopravvalutato
L’acqua del rubinetto, oltre alla sua durezza (comune a circa il 70% del territorio), pone anche la questione del cloro, aggiunto in varie forme per evitare, o addirittura eliminare, contaminazioni batteriche e virali.
La soluzione è nota:
di solito basta aspettare 24 ore (durata totalmente arbitraria) perché sia considerata adatta all’uso.
Probabilmente è meno se la si agita, e soprattutto se si mette un diffusore.
E probabilmente è ancora di più se si mira al cloro zero assoluto.
Del resto, il tasso di cloro varia molto a seconda dei periodi e dei rischi percepiti dalle autorità sanitarie, o addirittura di sicurezza (paure di attentati biologici, per esempio).

Quindi, una giornata è un tempo stimato a occhio per decretare che l’acqua si è liberata di « parecchio » cloro.
Ma in realtà, il cloro rappresenta un problema serio solo se è presente in grandi quantità.
Altrimenti, gli organismi la tollerano più o meno.
👉 Una giornata di degassificazione… e si considererà, a occhio, che va bene!
Nitrati: problema per alcuni, opportunità per altri
Oggigiorno, l’acqua del rubinetto soffre anche di un’immagine compromessa per altri motivi.
La presenza di nitrati, innanzitutto.
Personalmente, avendo pochi pesci e molte piante, ne sono contento.
I nitrati sono l’alimento base delle piante.
Alghe anche, naturalmente… ma non si ottiene nulla senza fatica!
Comunque, inutile lottare (a parte con le vostre schede elettorali):
👉 non li rimuoverete dall’acqua.
Senza piante, rimarranno.
Con le piante, spariranno.

Inquinanti moderni: niente di nuovo sotto il sole
Oggi si scoprono molte altre molecole più o meno tossiche:
metaboliti di pesticidi, residui di farmaci, scarichi industriali…
Probabilmente erano già presenti prima, ma ora ne siamo consapevoli.
Ho conosciuto il DDT, poi il Lindano, l’Atrazina, ecc.
👉 L’acqua di una volta probabilmente non aveva nulla da invidiare a quella di oggi.
Diciamo che, anche in questo caso, non potete farci molto.
L’acqua osmotizzata ne contiene pochissimi, dato che è stata completamente purificata.
Ma sono stati anche rimossi i minerali utili, perché nessuno sa davvero come fare la selezione.
Insomma, penso che bisogna fare con quello che si ha, tenendo presente che l’acqua in bottiglia non è certo esente da critiche (vedi le notizie recenti), senza contare le microplastiche provenienti dagli imballaggi.

Un ultimo punto sull’acqua del rubinetto: il ferro
Un ultimo punto importante:
👉 l’acqua del rubinetto non contiene più ferro.
Per evitare il colore ruggine, l’acqua marrone, e per proteggere le tubature, il ferro viene rimosso durante il trattamento.
Quindi è carente di ferro, ed è probabilmente l’unico elemento che le manca davvero.
Ai pesci non importa.
Ma le piante, loro, ne hanno davvero bisogno.
👉 La soluzione che uso è un fertilizzante liquido al ferro chelato (spesso venduto come « anti-clorosi »), che impiego seguendo un protocollo molto preciso:
un pochino… di tanto in tanto!
Voler fare troppo bene… spesso fa male
Volendo fare troppo bene, spesso si spreca tempo,
si alza troppo l’asticella,
e spesso si finisce per fare più male che bene.
Voler cambiare i « parametri » di un’acqua non riserva solo buone sorprese.
E ignoriamo quante cose più sottili si alterano cercando di correggere un solo parametro isolato.
La mia scelta: fare con l’acqua del rubinetto
Per quanto mi riguarda, ho deciso questo:
👉 Faccio con l’acqua che scorre dal mio rubinetto.
👉 E creo solo ecosistemi acquatici che si trovano naturalmente a loro agio.
Ciò significa che adatto le piante e gli animali all’acqua di cui dispongo, e mi proibisco gli altri.
La scelta è abbastanza ampia, immensa, infinita, per cui non rimpiango le specie a cui decido di non fare del male.
E l’acqua piovana?
A volte uso anche un po’ di acqua piovana raccolta in giardino.
Ma essa non è necessariamente più sana di quella del rubinetto.
Credo che ci siano altri aspetti su cui il tempo dedicato apporta più benessere ai pesci.
Lottiamo piuttosto per far evolvere le pratiche che contaminano la nostra acqua potabile.
Ma, nella vita di tutti i giorni, "fare con" resta l’atteggiamento più saggio.

Un pesce felice tollera meglio l’acqua di quanto si creda
Un pesce felice, nutrito con intelligenza, il meno stressato possibile,
diventa molto più tollerante ai parametri fisico-chimici di quanto si potrebbe pensare leggendo la letteratura.
Fuori dai casi estremi, un pesce che diventa ipersensibile ai parametri comuni dell’acqua è spesso già indebolito da altre cause:
- trasporto
- stress
- alimentazione inadeguata
- illuminazione eccessiva
- solitudine
- rumori incessanti
- mancanza di piante o nascondigli
- ecc.
👉 Alcuni aspetti della cattività rendono fragili.
Cominciamo da qui.
È molto più semplice.
E molto più giusto.
Per saperne di più sulle piante e i nitrati: Il potere magico delle piante


9 commenti
Merci Mr. Mattier , comme d’habitude votre article est très bien même si peu étayé et documenté . Vous nous apportez la p’tite lueur qui nous permets de nous ‘pencher’ sur ces affirmations somme toute de bon sens . C’est en cela que je vous remercie
En ce qui me concerne toutes les plantes que je vous ai achetées se portaient à merveille tant que je parvenais à acidifier mon eau du robinet. Du jour où j’ai arrêté elles se sont mises à dépérir et maintenant que je réacidifie mon eau elles semblent repartir.
Article intéressant, comme toujours !
Mais j’apporte quand même mon témoignage. En région parisienne, j’ai un bac où j’ai eu des alevins de Pseudomugils signifer. Devant me rendre en province pour une quinzaine de jours, je suis partie avec les pioupious et un bidon de 5l de l’eau de leur aquarium + un autre pour les renouvellements. Dans leur petit bac installé avec l’eau d’origine, nourris aux daphnies d’une mare extérieure : aucun souci pendant 8jours. Puis, à court d’eau de l’aquarium d’origine, j’ai commencé à faire mon mélange 1/2 Volvic + 1/2 eau du robinet locale (reposée depuis plus de 48h) pour changer environ 1/5 de l’eau de leur petit bac, comme d’habitude. En moins de 2 jours ils sont tous morts, pris de convulsions.
Après renseignements : métolachlore à des taux supérieurs aux normes maximales préconisées + autres substances non nommées, avec avertissement à la compagnie des eaux locale de prévenir les usagers tout en améliorant leur distribution. Laquelle est restée potable, hein, faut pas affoler les foules (et on ne nous a pas prévenus non plus) !
Donc l’eau du robinet est moins pourrie en région parisienne qu’à la campagne (zone agricole intensive), un comble!
Les pesticides actuels (et PFAS) agissent à des taux bien plus faibles que les cochonneries plus anciennes, produisent des métabolites multiples, se combinent entre eux… et sont persistants dans le temps ! Donc eau du robinet oui (j’en utilise) mais pas partout, hélas.
Sinon, top article qui aide à la réflexion, merci :-)
Bonjour,
Bravo pour votre article ! Enfin de la sagesse. Enfin de la logique. Enfin du practico-pratique plien de bon sens. En ce qui concerne l’eau de pluie. J’ai suivi pendant de longues années les rapports et études de santé publique sur l’eau de pluie. Malheureusement les sites de veille sanitaire ne sont plus en libre accès. Dommage ! Car en fonction des aléas naturels, tempe de sable en Afrique du Nord, explosion volcanique et les aléas “technique”, Chernobyl, feux d’usines ou de sites CEVESO, épandages de toutes sortes et j’en passe et des meilleures, l’eau de pluie est très très loing d’être propre !
J’avais un ami il y a une 15aine d’années. Survivaliste convaincu. Il a fait installer à grand frais une cuve de 4 milles litres avec pompe, filtre et tout. Au bout de 3 ans il décide de faire analyser sont eau par un laboratoire spécialisé. Je regrette amèrement de ne a avoir fait une copie des résultats ! Bref sont eau était un florilège de composants toxiques à des concentrations parfois hallucinantes.
Pour avoir de l’eau relativement propre au robinet à la gouttière et malheureusement à la source dans certains cas il va nous faloire des TONNES de bulletin de vote et un changement radical de nos modes de vie…..
Bonjour,
Dans mon 240L low-tech en eau depuis un mois, je mélange eau du robinet et eau de pluie collectée du toit, non filtrée. L’évaporation est également compensée avec l’eau du toit. Bac très planté, je verrai ce que ça donne à la longue.